E ho paura dei miei sogni. I miei giorni nel lager di Ravensbrück
di Wanda Półtawska (Edizioni San Paolo, 256 pagine - 16 euro)
La figura di Wanda Półtawska è ben nota al mondo intero per la sua stretta amicizia con il compianto pontefice Giovanni Paolo II, sin dai tempi dell’università quando la donna polacca era una giovane studentessa di medicina e Karol Wojtyla era l’allora assistente spirituale dei ragazzi iscritti alla facoltà di Cracovia. I destini della donna e del futuro papa, dopo i tragici eventi della seconda guerra mondiale, si incrociarono intensamente anche negli anni ‘60 quando Wojtyla (che in veste di vescovo ausiliario di Cracovia si trovava a Roma per lo svolgimento del Concilio Vaticano II), saputa la notizia della malattia diagnosticata alla sua amica Wanda, scrisse a Padre Pio da Pietrelcina per implorare da lui preghiere e benedizioni, che il frate delle stimmate esaudì donando la guarigione alla donna. La signora Półtawska, divenuta poi un affermato medico psichiatra, in gioventù ha conosciuto anche la terribile esperienza della deportazione. Entrata nella Resistenza partigiana, fu arrestata dalla Gestapo, tradotta in Germania e rinchiusa per 5 anni nel campo di concentramento di Ravensbrück. Le paure e i tormenti vissuti in quell’epoca sono raccolti in questo nuovo libro in cui l’autrice intende dare voce alla memoria e alla possibilità di salvezza, entrambe accompagnate dalla fede in Dio. Iniziato a scrivere nel 1945, il volume è indispensabile per comprendere meglio un altro suo libro, “Diario di un’amicizia” (anch’esso recentemente edito da San Paolo) in cui Wanda Półtawska racconta in prima persona il rapporto di amicizia con Karol Wojtyla.